25 giugno 2010

Les Petites- Mostra collettiva Csart Reggio Emilia


Les petites
mostra collettiva di artisti selezionati in opere di piccolo formato

da lunedì 5 luglio a martedì 31 agosto
v.s.Pietro Martire, 16/A
Reggio Emilia

a cura di Chiara Serri

http://www.csart.it/




...sei nata per vivere su un'isola.





13 giugno 2010

Profili


Si scopre più di un uomo in un'ora di gioco
che in un giorno di conversazione

Platone













11 giugno 2010

Ma voi potreste?


MA VOI
POTRESTE?



A un tratto impiastricciai la mappa dei giorni prosaici,
dopo aver schizzato tinta da un bicchiere,
e mostrai su un piatto di gelatina
gli zigomi sghembi dell'oceano.

Sulla squama d'un pesce di latta
lessi gli appelli di nuove labbra.

Ma voi
potreste
eseguire un notturno
su un flauto di grondaie?

Vladimir Majakovskij


01 giugno 2010

intervista su letteratura per ragazzi


intervista su
www.letteratura-per-ragazzi.it

Un'anticipazione dell'albo attraverso alcune sequenze tratte dallo storyboard 

di Sembrava un corvo



Sonia lavora a Canossa nel silenzio quasi monastico della sua mansarda in una luce mai diretta, che arriva da un abbaino sconquassato dal tempo, dalla pioggia e dal sole. Il suo tavolo da lavoro: gessetti, acrilici e pennelli. Una foto di Piepaolo Pasolini appesa al muro e un cornetto rosso. Mi dice che quest'ultimo è un dono di un'amica e che il rosso è il suo colore preferito. Ma la fortuna di Sonia è stata determinata da ben altro che un semplice talismano: forte personalità, determinazione e pazienza hanno segnato infatti la sua vita e il suo lavoro. Oggi Sonia M.L. Possentini ha al suo attivo diverse pubblicazioni, mostre personali e collettive.

…"Voglio entrare nell'ombra,

Nella sua totale profondità,

Sentire in lontananza l'ululare dei cani

L'impietoso richiamo che a noi non è dato,

In questa forma così terrestre.

L'ombra,

l'utero dove nasce la luce.

La partenza del vero,

la sola concessa all'uomo prigioniero.

Non cerco nulla di nuovo,

Se mai ve ne fosse, nella creazione,

Se non l'atto stesso del creare.

Nulla di più.

La magia di uno sguardo

che confonde e mi conduce da un'altra

parte.




I tuoi pensieri tratti da "Grafite" sembrano tracciare la via della tua ricerca artistica. Rappresentazione di luce e ombra, opposti che si inseguono e distanze mai così lontane.

“Grafite” è un regalo, e a mia volta l’ho regalato a persone che stimo e voglio bene. Non avrei mai reso pubblica una raccolta di piccoli pensieri così intimi, ma in occasione di una mostra dedicata al mio lavoro, fra cui alcuni piece de teatre, me ne hanno dato omaggio. Mi ha fatto piacere, ma mi vergogno moltissimo, per cui non li leggo mai. L’esposizione aveva il titolo “Intempo” nella sede delle Officine delle Arti a Reggio Emilia e riguardava sia il lavoro pittorico sia d’istallazioni degli ultimi tempi, dedicato all’attesa e al Tempo, ammirando e studiando con rispetto il grande capolavoro di Samuel Beckett “Aspettando Godot”.

La ricerca artistica è sempre in mutamento in me, credo che sia ciclico come la vita del resto. Se siamo colpiti da situazioni e/o eventi che danno un motivo di sviluppo a un determinato lavoro allora si studia, ci s’interroga e si lavora. Un giorno il ciclo si aprirà magari ad altre visioni, ad altri sentimenti e si studierà per quelli. Non mi sento ferma, ma in eterno movimento e soprattutto in grande ricerca. Vorrei arrivare a togliere il più possibile, spero riuscirci, ma occorre lavorare.



Nelle tue opere, un'atmosfera dove alcune volte si respira l'eredità lasciata da alcuni grandi artisti e fotografi.


Sì, assolutamente. La fotografia per esempio è una mia grande passione, non in termini professionali, lì sono veramente una schiappa, ma come messaggio.

In un mondo in forte accelerazione nella visione, credo che l’uomo si trovi impreparato, abituato da tempo a immagini ferme, statiche, il quadro ad esempio, ma mai come oggi l’uomo è travolto dalle immagini, la televisione, internet... quasi a esserne saturo e non sa più - a volte - trovare emozioni o dove cercarle. La fotografia ha uno strano potere in me, quello di cercare una pausa, un taglio che diventa un particolare, forse per questo le mie tavole a volte evocano questo, ma è una cosa voluta, che chiedo a chi mi guarda,"fermati…ricorda, osserva e se puoi emozionati, la natura, la vita è anche questo…poi dopo, se vuoi, puoi accendere la tv".

Ci sono artisti e fotografi che ammiro molto, ma che soprattutto credo abbiano lasciato una grande eredità, sta a noi studiarli, comprenderli, non faremo nulla di nuovo, ma ora per me vale la pena fare questo viaggio tra le luci, le ombre di Caravaggio, Vermeer e di Luigi Ghirri.


Oggi il linguaggio dell'illustrazione si appropria di stili e arti come la pittura, la fotografia, la scultura, la grafica... Qualcuno ha affermato che hai uno stile "troppo pittorico". Qual è il tuo concetto di illustrazione.


Tutte le critiche servono. Portano a interrogativi e risposte che da soli non riusciamo a trovare. Cercando di mantenere una buona base di umiltà faccio tesoro di tutti i consigli e disappunti rivolti al mio lavoro. Questa per me non è solo una frase per una risposta, ma una regola personale. La vita mi ha davvero a volte messa a dura prova come per tante persone, questo è chiaro... Non è stato facile e ci vuole a volte, davvero costanza e molta pazienza, cercando di non perdere di vista il proprio sentire.

Riguardo al “troppo pittorico”, capisco il concetto, ma il grande valore che viene insegnato a un illustratore nel corso del suo instancabile lavoro è di percorrere la strada attraverso il proprio stile, che è dato da studio, conoscenza e dalla propria ricerca che è anche una parte del suo essere, del suo sentire e pensare attraverso la propria esperienza e i propri occhi. Tutte le discipline devono se è possibile, portare a formare l’illustratore. E non basta: serve il ritmo, la capacità di narrare, creare uno spartito musicale che fra testo e immagine arrivi a comporre una buona musica.

Il mio percorso rispetto a un illustratore è partito dalla pittura perché da quella sono nata, ma la voglia di raccontare e di mettermi alla prova anche nel “pensare per immagini” era una necessità, spero in questi ultimi lavori di essere riuscita nell’intento, di certo non mi fermo.

Parliamo di Sembrava un corvo, albo firmato con Alfredo Stoppa (ed. Kite) e non ancora in distribuzione ma che abbiamo avuto il piacere di ammirare con grande incanto in occasione della rassegna Sognando Immagini (www.sognandoimmagini.it ). Cosa ha significato lavorare su questo testo. 



Ha significato molto, riappacificarmi soprattutto con la mia terra. Non sempre è facile per chi come me ama il sole, la luce, il mare e il sud, camminare sulle rive di un fiume che straborda di memoria, di ricordi e porta troppo spesso a luci soffuse e silenzi rumorosissimi. Ma è stato anche un grande atto d’amore ampiamente ripagato, ampiamente condiviso che mi ha insegnato tanto. Inserire (quasi) tutto di me, i miei ricordi, le mie sensazioni, ha portato a capire molte cose di me che non conoscevo.

Ho lavorato bene sia con Alfredo Stoppa sia con Caterina Arcaro della Kite, senza loro non sarebbe uscito un lavoro che credo abbia tre anime. Il testo, le immagini, le stampe, seguire un lavoro dalla sua genesi è stata la più bella delle mie esperienze in questo lavoro. Di questo li ringrazio molto entrambi.










Il sorriso, lo sguardo dei bambini parlano ai tuo occhi. Le tue giornate con loro.


…alcuni giorni sono più difficili di altri, non lo nascondo, ma proprio ieri li osservavo mentre giocavamo e con alcuni ci salutavamo in vista delle prossime vacanze, e non saprei parlare o scrivere niente di così immensamente puro e bello se gli adulti non inquinassero i loro pensieri…mi viene solo alla mente un bellissimo canto dell’infanzia di Peter Handke parte integrante del film
Il cielo sopra Berlino che dice così:



Quando il bambino era bambino, se ne andava a braccia appese.

Voleva che il ruscello fosse un fiume, il fiume un torrente, e questa pozza il mare.

Quando il bambino era bambino, non sapeva d'essere un bambino. Per lui tutto aveva un'anima, e tutte le anime erano tutt'uno.

Quando il bambino era bambino, su niente aveva un'opinione.

Non aveva abitudini. Sedeva spesso a gambe incrociate, e di colpo sgusciava via.

Aveva un vortice tra i capelli, e non faceva facce da fotografo.


Quando il bambino era bambino, era l'epoca di queste domande:

Perché io sono io, e perché non sei tu? Perché sono qui, e perché non sono lí? Quando é cominciato il tempo, e dove finisce lo spazio?

La vita sotto il sole, é forse solo un sogno? Non é solo l'apparenza di un mondo davanti a un mondo, quello che vedo, sento e odoro?

C'é veramente il male? E' gente veramente cattiva?

Come puó essere che io, che sono io, non c'ero prima di diventare? E che un giorno io, che sono io, non saró piú quello che sono?


Quando il bambino era bambino, per nutrirsi gli bastavano pane e mela, ed é ancora cosí.

Quando il bambino era bambino, le bacche gli cadevano in mano, come solo le bacche sanno cadere. Ed é ancora cosí. Le noci fresche gli raspavano la lingua, ed é ancora cosí.

A ogni monte, sentiva nostalgia di una montagna ancora piú alta, e in ogni cittá, sentiva nostalgia di una cittá ancora piú grande. E questo, é ancora cosí. Sulla cima di un albero, prendeva le ciliegie tutto euforico, com'é ancora oggi.

Aveva timore davanti ad ogni estraneo, e continua ad averne. Aspettava la prima neve, e continua ad aspettarla.


Quando il bambino era bambino, lanciava contro l'albero un bastone, come fosse una lancia.

E ancora continua a vibrare.

Tanti i riconoscimenti in questi ultimi anni ma anche tanti sacrifici. Una vita a volte non facile. Determinazione e professionalità ti hanno premiata. Ricordando il tuo esordio nel mercato editoriale del libro per ragazzi (2006) cosa vorresti mettere in primo piano?


Gli errori che ho fatto e attraverso l’esperienza di adesso, credo non li rifarei, ma il salto di gioia e l’entusiasmo di una ragazzina esaltata alla fiera di Bologna (anche se li ho capiti solo io) non li dimentico e a volte, pensandoci, mi fanno tenerezza. Conservo quella magnifica emozione ‘di salto verso il cielo’ come fosse un diamante.



Fra pochi giorni a Roma in occasione della prima edizione della Tribù dei Lettori sarà inaugurata - presso la Casina di Raffaello - la tua personale.


…non mi ci far pensare…ancora non ci credo! Una grande soddisfazione, come diverse in questo periodo, la mostra a Sassari per esempio, e alla Biblioteca della mia città a novembre. Sono davvero grata a tanta considerazione, spero proseguire a lavorare sempre meglio nel futuro e continuare a dare uno “scatto”, che porti emozione, come la vita e le persone che ho incontrato in questo viaggio hanno dato a me.

So bene che tornerai presto a stupirci con i tuoi prossimi progetti. Diamo ai lettori un piccolo aiuto e, come in un gioco, alcuni indizi…


Bianco… e luce, tanta…